mercoledì 30 settembre 2009

L'Astrofilo: un numero speciale dedicato al telescopio


Nell'anno dedicato alle celebrazioni del 400° anniversario del primo uso in ambito scientifico del telescopio non poteva mancare una pubblicazione che con competenza e chiarezza ripercoresse la storia e la tecnica dello strumento che ha cambiato per sempre la nostra visione dell'universo. Ci ha pensato la rivista on line "L'Astrofilo" che presenta un numero speciale interamente dedicato al telescopio. Il numero 11 di ottobre è scaricabile gratuitamente collegandosi a questo link. Insieme agli articoli dedicati alle celebrazioni, alla storia, alla tecnica e alla didattica con il telescopio, sono disponibili le effemeridi del mese di ootobre, le novità e gli appuntamenti dal mondo degli appassionati e tanti consigli per chi si avvicina per passione o per studio all'astronomia.

venerdì 25 settembre 2009

Acqua sulla Luna

Dati raccolti da tre diverse sonde hanno consentito ai ricercatori della NASA di confermare la presenza di acqua sulla superficie della Luna. Grazie ai dati raccolti con lo spettrometro a bordo della sonda indiana Chandrayaan-1 è stato possibile rilevare la caratteristica impronta delle molecole di acqua e ossidrile (OH) nello spettro della luce riflessa dalla superficie delle regioni polari del nostro satellite. “La ricerca dell’acqua sulla Luna – afferma Jim Green del Dipartimento di Scienze Planetarie della NASA – è stata per molto tempo una corsa al santo graal. La scoperta è il frutto di una lunga e intensa collaborazione fra le agenzie spaziali americana e indiana.” Naturalmente, non si è di fronte alla scoperta di laghi, mari o fiumi che scorrono sulla Luna. Al contrario, si tratta di piccole ma significative quantità di acqua e ossidrile contenute nelle rocce e subito al di sotto della superficie del nostro satellite. La presenza di acqua era stata già sospettata nel 1999 analizzando i dati raccolti dalla sonda Cassini durante il fly by con la Luna necessario alla sua lunga marcia di avvicinamento a Saturno dove è ancora operativa. La conferma definitiva è poi venuta dal confronto con i dati raccolti durante il passaggio ravvicinato dello scorso giugno della missione Epoxi, missione che estende l’operatività della Deep Impact che, dopo aver avvicinato e rilasciato un proiettile per studiare la cometa Temple 2, è ora in avvicinamento alla cometa Hartley 2 che incontrerà nel novembre 2010 non prima di aver raccolto importanti informazioni sui corpi del sistema solare. Epoxi è stata capace di mappare la distribuzione di acqua e ossidrile in funzione della temperatura, della latitudine, della composizione superficiale e dell’ora del girono, confermando in maniera inequivocabile la presenza di queste molecole sulla superficie lunare.

Nell’immagine: a sinistra, un cratere lunare di recente formazione; a destra, la distribuzione dei minerali ricchi d’acqua mostrata in falsi colori.
Credit: NASA

venerdì 18 settembre 2009

L'universo di Planck



Destinato a misurare e studiare la radiazione cosmica di fondo, l'osservatorio spaziale Planck dell'ESA ha appena completato la survey di prova del corretto funzionamento dei suoi strumenti. La qualità dei risultati ottenuti da rassicurazioni non solo sul fatto che a bordo tutto procede per il megio ma fa ben sperare gli astronomi sulla possibilità di gettare nuova luce sulle primissime fasi dell'evoluzione dell'universo. Planck è stato lanciato il 14 maggio scorso per raggiungere il punto lagrangiano L2, lì dove le forze gravitazionali di Terra e Sole si equilibrano. L'obiettivo della missione è quello di ottenere una nuova mappa dell'intero cielo nella regione delle microonde evidenziando le piccole differenze di temperatura presenti nel fondo cosmico, la radiazione fossile del big bang. Per far questo gli strumenti a bordo di Planck sono raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto (-273,15°C). Planck è così in grado di rilevare differenze di temperature nella radiazione cosmica di fondo pari a un milionesimo di grado. Prima di iniziare la mappatura del cielo i responsabili di missione hanno fatto eseguire agli strumenti di bordo una survey di prova per verificarne il corretto funzionamento. In circa 15 giorni Planck ha così misurato il fondo a microonde di una regione di cielo in prossimità del piano galattico. Il risultato è la banda a più colori che è riprodotta, sullo sfondo della Galassia, nell'immagine in alto. I due quadrati individuano due particolari riprodotti in dettaglio nelle immagini in basso. Si tratta di una regione all'interno del piano galattico e di una posta a latitudini maggiori. La qualità delle immagini è definita eccellente dai responsabili di missione.










Credit: ESA, LFI & HFI Consortia (Planck), Background image: Axel Mellinger

giovedì 17 settembre 2009

Il pianeta roccioso di CoRoT - 7


Mesi di duro lavoro e di misure certosine hanno permesso di scoprire la natura rocciosa del pianeta extrasolare noto con la sigla CoRoT 7b. Grazie a misure incrociate di massa e diametro è stato, infatti, possibile determinare la densità del pianeta che è risultata essere molto simile a quella della Terra consentendo così di stabilirne la natura rocciosa. La scoperta di CoRoT -7b era stata annunciata lo scorso febbraio ma risale a cira dodici mesi prima durante i quali i recercatori hanno condotto una serie interminabile di oservazioni che hanno consentito di misurarne il diametro risultato essere di poco inferie a due volte quello terrestre. Individuato attorno a CoRoT -7, una stella di 1,5 miliardi di anni distante circa 500 anni luce nella costellazione dell'Unicorno e con massa e temperaruta di poco inferiori a quelle del Sole, il pianeta percorre in appena 20,4 ore un'orbita molto stretta di raggio di 2,5 milioni di chilometri (23 volte inferiore a quella di Mercurio). CoRoT -7b è stato scoperto col metodo dei transiti dal telescopio spaziale CoRoT, nato da una collaborazione fra Francia, ESA e altri Paesi e appositamente progettato per scoprire nuovi pianeti extrasolari. Grazie al fortunato allineamento del pianeta e della stella lungo la linea di vista con la Terra, il pianeta si trova periodicamente a transitare sul disco della stella determinando la caduta di luminosità di quest'ultima misurata da CoRoT, che ha pure consentito di stabilire il diametro del pianeta. Le sue ridotte dimensioni, circa 2 volte quelle della Terra, avevano fatto subito pensare che potesse trattarsi di un pianeta di tipo roccioso, ma in mancanza della misura della sua massa era impossibile stabilirlo con certezza. Per questa misura è stato allora utilizzato il telescopio di 3,6 metri dell'ESO che opera sotto i cieli bui di La Silla in Cile e lo spettrografo HARPS. Oltre 70 ore di osservazioni e di misure delle piccole variazioni della velocità radiale indotte sulla stella dall'attrazione gravitazionale del pianeta hanno consentito di determinarne la massa che è risultata essere di 5 masse tererstri e quindi la densità, tipica di un corpo roccioso. CoRoT - 7b va così a collocarsi nella ristretta categoria di pianeti extrasolari detti, per le loro caratteristiche di massa e dimensioni, "super Terre". La vicinanza alla stella fanno però di questo pianeta un mondo del tutto inadatto a ospitare la vita. Sulla superficie esposta alla radiazione della stella la temperatura raggiunge anche i 2000 gradi centigradi per scendere a meno 200 nella parte in ombra. I ricercatori dell'ESO hanno anche potuto individuare la presenza di un secondo pianeta nel sistema di CoRoT -7. Si tratta di un corpo, denominato CoRoT -7c, di circa 8 masse terrestri che orbita attorno alla stella in 3 giorni e 17 ore.

Credit: ESO/L. Calcada

lunedì 14 settembre 2009

L'occhio di Hubble di nuovo a lavoro

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulle potenzialità del telescopio spaziale Hubble dovrà ricredersi. I nuovi strumenti installati nel corso della missione di servizio dello Shuttle non solo sono perfettamente funzionanti ma, a giudicare dalle prime imamgini rilasciate dai ricercatori della NASA, promettono ancora lunghi anni di importanti risultati scientifici. Nel corso dei 19 anni di operatività, Hubble ha ricevuto ben quattro missioni di riparazione e sostituzione di strumenti e apparati tecnici. Ma i risultati vanno ben oltre le aspettative, garantendo agli astronomi di tutto il mondo di poter continuare a contare su uno strumento scientifico delle potenzialità del telescopio spaziale almeno fino al 2014, quando dovrebbe entrare in funzione il nuovo James Webb Space Telescope destinato a sostituire Hubble.



Le immagini rilasciate sono a dir poco spettacolari. Ne proponiamo quattro che ben danno l'idea di cosa potrà ancora produrre il telescopio spaziale con la nuova camera WFC3 installata dagli astronauti dello Shuttle.




La prima immagine è la nebulosa planetaria NGC 6302. La sua meravigliosa forma a farfalla è dovuta ai gas emessi da una stella di circa 5 masse solari giunta agli ultimi stadi del suo percorso evolutivo. Terminate le riserve di combustibile nucleare che ne hanno garantito la stabilità per miliardi di anni, la stella si libera degli strati più esterni mentre il suo nucleo si contrae a formare una nana bianca.




La seconda immagine è, invece, un particolare del famoso quintetto di Stephan. Si tratta di un gruppo di galassie interagenti. Dagli scontri e dalle fusioni reciproche si innescheranno processi di formazione stellare che porteranno alla nascita di milioni di nuove stelle.




Un particolare dell'ammasso globulare Omega Centauri è, invece, ripreso nella terza immagine. Omega Centauri è uno dei più grandi ammassi globulari della Galassia. Contiene centinaia di migliaia di stelle impacchettate in una regione relativamente piccola. Lo studio degli ammassi globulari è particolarmente importante perchè, trattandosi degli oggetti più antichi dell'universo, ci consentono di far luce sulle prime fasi dell'evoluzione delle stelle e delle galassie.




Infine, nella quarta immagine è visibile un particolare della Carina Nebula. Distante circa 7500 anni luce è una regione di intensa formazione stellare.




Credit: NASA, ESA and the Hubble SM4 ERO Team

venerdì 4 settembre 2009

In declino il magnetismo solare?



E' noto he il Sole sta vivendo uno dei minimi di attività più pronunciati e prolungati dell'ultimo secolo. La sua superficie appare desolatamente priva di macchie per intere settimane e anche mesi e fra i fisici solari sono ormai aperte le scommesse su quanto a lungo durerà questa situazione. Un recente studio di Bill Livingston del National Solar Observatory (NSO) in Arizona fa temere che l'attesa per la ripresa dell'attività solare possa durare ancora a lungo. I ricercatori del NSO hanno misurato l'intensità del campo magnetico delle macchie solari negli ultimi 17 anni ricavando un andamento di evidente declino. Estrapolando i dati si prevede che, perdurando la stessa tendenza, nel 2015 le macchie solari potrebbero sparire del tutto. L'esistenza delle macchie sulla superficie del Sole è strattamente legata al magnetismo solare. Infatti, le macchie si formano quando il campo magnetico solare è particolarmente intenso da bloccare parzialmente il flusso di calore proveniente dall'interno della stella, raffreddando localmente la superficie solare che appare perciò di colore più scuro rispetto alle regioni circostanti. L'indebolimento dell'intensità del magnetismo solare ha perciò dirette conseguenze sul numero e sulle dimensioni delle macchie. I dati del NSO sono incontrovertibili e accettati dall'intera comunità dei fisici solari. Più controversa è la possibilità di estrapolazione dei dati per elaborare previsioni future. Alcuni ricercatori fanno infatti notare come la tendenza evidenziata per il magnetismo solare possa essere una normalissima fase dell'andamento ciclico dell'attività della nostra stella e che perciò potrebbe non essere affatto premonitrice della scomparsa per lungo periodo delle macchie solari. D'altra parte, non sarebbe la prima volta, nemmeno in età storica, che le macchie solari spariscono per lunghi periodi. Ad esempio tra il 1645 e il 1715, per circa 70 anni, la superficie solare si mostrò quasi completamente priva di macchie. Quel periodo, noto come minimo di Maunder, fu caratterizzato sulla Terra da temperature particolarmente basse, tanto da far parlare di "piccola era glaciale".


Fonte: NASA

mercoledì 2 settembre 2009

La gemella della Via Lattea


Nonostante si mostri di taglio e ci appaia, dunque, con una caratteristica forma a sigaro, gli astronomi sono convinti che sia una galassia molto simile alla Via Lattea. Si tratta di NGC 4945, una galassia distante circa 13 milioni di anni luce nella costellazione del Centauro. Fu osservata per la prima volta sotto i cieli australiani dallo scozzese James Dunlop ed è oggi alla portata anche di telescopi di media apertura. Come la nostra galassia, anche NGC 4945 è una spirale i cui bracci si dipartono da una barra centrale con un nucleo molto luminoso. Al suo centro è ospitato un buco nero supermassiccio con massa dell'ordine dei milioni di masse solari. Proprio alla continua caduta di materia, gas e polveri, nel buco nero, risucchiata dal forte campo gravitazionale, è dovuta l'emissione di intensa radiazione che la fanno classificare come una galassia attiva. L'immagine è stata ottenuta col telescopio di 2,2 metri dell'ESO che opera sotto i bui cieli di La Silla in Cile. Il video invece è un montaggio di immagini, con campo progressivamente più ristretto ottenuti con vari telescopi, che ci porta, in un fantastico viaggio, nei pressi di NGC 4945.

Credit: ESO

lunedì 31 agosto 2009

L'ASTROFILO: on line il numero di settembre


E' disponibile on line il numero di settembre della rivista telematica L'Astrofilo, distribuita gratuitamente a tutti coloro che si registrano a questo sito. Il numero di settembre si presenta ricco come sempre, con articoli in grado di rispondere alle attese tanto dei principianti quanto degli astrofili più esperti. In particolare si segnala l'articolo dedicato allo studio delle sorgenti di raggi gamma. Gli autori sono personaggi di spicco del gruppo di ricercatori che gestisce i telescopi MAGIC siti alle Canarie.

domenica 30 agosto 2009

Corsi per Astrofili

Da Pasquale Ago, presidente dell'Associazione Astrofili Aurunci, riceviamo:


Corsi per astrofili:

L'Associazione Astrofili Aurunca, con il patrocinio dell'Unione Astrofili Italiani e dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Sessa Aurunca propone due corsi di astronomia che avranno luogo presso l'Osservatorio Astronomico Aurunco "M. Hack".
Il primo corso sarà dedicato all'astronomia pratica e rivolto a tutti coloro i quali intendono avvicinarsi all'astronomia ed anche agli studenti delle ultime classi degli istituti superiori in cui si studia l'astronomia. Il programma di questo primo corso sarà tarato in modo da consentire una diretta interazione tra i docenti, scelti tra gli astrofili più esperti dell'associazione ed i partecipanti. L'intento è quello di offrire un per-corso condiviso e finalizzato a garantire a tutti i partecipanti un'esperienza gratificante sia sul piano culturale che umano.
Il secondo corso sarà dedicato all'astrofotografia ed è evidentemente rivolto agli astrofili: sia a quelli che sono alla prime armi con la ripresa digitale delle immagini astronomiche e nella gestione della strumentazione necessaria per iniziare questo entusiasmante percorso, sia per gli astrofili più evoluti che vogliono aggiornarsi sulle principali tecniche in uso o anche solo semplicemente scambiarsi esperienze osservative. Un corso dal programma avvincente, nel quale saranno fortemente privilegiati gli argomenti connessi all'acquisizione ed elaborazione delle immagini, con una grandissima attenzione alle prove pratiche sul campo.
Tutti i partecipanti riceveranno materiale utile e la tessera annuale di iscrizione all'associazione.
CORSO DI ASTRONOMIA PRATICA
Sabato 5 e Domenica 6 Settembre 2009
Sabato 5/09
ore 17 - Introduzione all'Astronomia. Panoramica sul Sistema Solare -
Pasquale Ago
ore 18 - La Via Lattea e l'evoluzione delle stelle - Dario Castellano & Carmen Perrella
ore 19 - L'Universo tra passato, presente e futuro - Dario Castellano & Carmen Perrella
ore 21 - Osservazione astronomica (partecipazione libera)
Domenica 6/09
ore 17 - Le coordinate geografiche ed astronomiche - Giovanni Paonessa
ore 18 - Il telescopio e gli altri strumenti astronomici - Giovanni Paonessa
ore 19 - L'osservazione del cielo ed il riconoscimento delle costellazioni -
Pasquale Ago
ore 20 - L'uso del software astronomico - Pasquale Ago
ore 21 - Osservazione astronomica
CORSO DI ASTROFOTOGRAFIA
Sabato 12 e Domenica 13 Settembre 2009
Sabato 12/09
ore 17 - L'Astrofotografia ad alta risoluzione (Sole - Luna - Pianeti) -
Antonello Medugno
ore 18 - L'elaborazione delle immagini in alta risoluzione (RGB e B/N) - Antonello Medugno
ore 19 - L'Astrofotografia con le reflect DSLR (con obiettivi a largo campo) - Luca De Cesare (relatore da confermare)
ore 20 - L'Astrofotografia deep-sky con le camere ccd (camere, autoguide, ruote portafiltri) -
Giovanni Soligo
ore 21 - pausa per una pizza ed a seguire osservazioni astronomiche
Domenica 13/09
ore 17 - L'elaborazione delle immagini deep sky (dark - flat - bias ecc.) -
Antonello Medugno
ore 18 - Lo studio fotometrico delle comete (protocolli CARA Sez. Comete UAI) - Dario Castellano & Carmen Perrella
ore 19 - La ricerca di asteroidi e supernovae extragalattiche - Pasquale Ago
ore 20 - Studio dei transiti dei pianeti extrasolari (protocolli EAN) - Antonello Medugno
ore 21 - pausa per una pizza ed a seguire osservazioni astronomiche
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Tutte le lezioni avranno luogo presso l'Osservatorio Astronomico Aurunco - Agriturismo Cerimunni in località Ponte di Sessa Aurunca (Ce)
I corsi sono a numero chiuso con massimo 25/30 iscritti per corso. Le iscrizioni saranno raccolte in ordine di presentazione e potranno avvenire fino a venerdì 4 settembre per il corso di astronomia pratica e fino a venerdì 11 settembre per il corso di Astrofotografia. E' possibile la partecipazione ad entrambi i corsi.
La quota di iscrizione (che consente la partecipazione ad entrambi i corsi) è pari ad Euro 20,00 per gli studenti (di ogni ordine e grado) ed Euro 40,00 per tutti gli altri e comprende materiale didattico ed un anno di iscrizione all'Associazione Astrofili Aurunca.
I soci dell'Associazione Astrofili Aurunca potranno partecipare ad entrambi i corsi gratuitamente, salvo prenotazione.
Per informazioni, prenotazioni ed iscrizioni tel. 0823-938627

M20: la triplice natura della Trifida



Gli astronomi dell'ESO hanno ottenuto una splendida immagine di M20, la nebulosa Trifida, che la mostra in tutta la sua scintillante bellezza. Osservata per la prima volta da Charles Messier nel 1764 che la inserì al numero 20 del suo catalogo di oggetti stellari, deve il suo nome a William Herschel che circa 60 anni dopo ne osservò le bande oscure che paiono sezionarla in tre parti. Distante 5500 anni luce nella costellazione del Sagittario, è una regione di formazione stellare particolarmente attiva: sono centinaia le nuove stelle che al suo interno stanno nascendo e che sono per altro responsabili dell'aspetto e degli stupendi colori con cui si mostra. M20, infatti, è un oggetto che presenta nella sua struttura tre tipi diversi di nebulosa. La regione di colore blu è una nebulosa a riflessione. La luce emessa dalle giovani e calde stelle blu che si trovano al suo interno viene diffusa e riflessa dal gas e dalle polveri. Il colore blu di questa parte di nebulosa è ancora più accentuato dal fatto che la luce blu viene diffusa in maniera più efficiente rispetto a quella rossa. La regione di colore rosa di M20 è, invece, una nebulosa a emissione. In questo caso la radiazione delle stelle neonate ionizza l'idrogeno presente nella nebulosa emettendo a sua volta la caratteristica luce di colore rosso. Infine, le bande oscure che paiono sezionare M20 in tre parti dandole il suo caratteristico aspetto sono una nebulosa oscura costituita prevalentemente da polveri che impediscono di vedere oltre apparendo perciò di colore nero.


Credit: ESO

In viaggio verso M20, la Nebulosa Trifida




giovedì 13 agosto 2009

Il gigante cha va al contrario


La caccia ai pianeti extrasolari condotta nell'ambito del programma WASP (Wide area search for planets) presso il South Afrincan Astronomical Observatory è giunta alla sua 17 scoperta. Nulla di particolare, tanto più che il numero di pianeti extrasolari fino ad oggi scoperti è prossimo ormai a 400. Senonchè, WASP 17 ha caratteristiche che lo rendono decisamente unico. Si tratta di un pianeta gigante di massa pari ad almeno due masse gioviane, ma con una densità estremamente bassa, simile a quella del polistirolo. Ma ciò che più sorprende è che orbita attorno alla sua stella con moto retrogrado, ruotando cioè in direzione opposta a quella in cui la stella ruota su se stessa. Poichè in pianeti si formano all'interno della stessa nube di gas in rotazione dalla quale si formano le stelle, ci si aspetta che i moti di rotazione delle stelle e di rivoluzione dei pianeti avvengano nella stessa direzione. E', infatti, ciò che si è osservato per tutti i pianeti fino ad oggi scoperti. A cosa attribuire il moto retrogrado di WASP 17? Probabilmente, nelle prime fasi di formazione del sistema planetario cui appartiene, deve essersi verificato un incontro ravvicinato con un oggetto massicio che ne ha fortemente perturbato il moto confinandolo su un'orbita eccentrica e retrograda. D'altra parte, le fasi evolutive iniziali dei sistemi planetari sono caratterizzate da corpi ancora in via di formazione e in moto caotico, che spesso danno luogo a incontri ravvicinati fortemente perturbanti o addirittura scontri catastrofici. Per esempio, nel nostro sistema solare si ritiene che la Luna si sia formata a seguito dello scontro della Terra ancora in formazione con un corpo delle dimensioni di Marte.

Credit: KASI/CBNU/ARCSEC

venerdì 7 agosto 2009

Kepler osserva l'atmosfera di un pianeta extrasolare


Ha impiegato appena 10 giorni di piena operatività per conseguire il primo rilevante risultato scientifico, la scoperta dell'atmosfera che circonda un pianeta che orbita una stella a oltre mille anni luce dalla Terra. Lanciato lo scorso 6 marzo con il compito di rilevare e studiare pianeti extrasolari anche di taglia terrestre, il telescopio spaziale Kepler della NASA conferma così le sue straordinari potenzialità nella caccia e nello studio di questi oggetti celesti, il cui numero cresce sempre più rapidamente. Il pianeta di cui Kepler ha rilevato l'atmosfera era già noto prima dell'inizio delle osservazioni. HAT-P-7, questa la sigla con cui è identificato, percorre un'orbita completa in appena 2,2 giorni a una distanza dalla sua stella inferiore di ben 26 volte quella che separa la Terra dal Sole. Ha una massa superiore a quella di Giove e la vicinanza alla stella fa si che le temperature superficiali siano estremamente elevate, nell'ordine delle centinaia di gradi centigradi. Osservando le repentine cadute di luminosità della stella prodotte dal periodico transito del pianeta sul suo disco, Kepler ha potuto rilevare non solo la presenza di un'atmosfera ma anche le fasi, del tutto simili a quelle che presenta la Luna durante la sua orbita attorno alla Terra.


Credit: NASA

mercoledì 5 agosto 2009

Un meteorite su Marte


Ha proprio l'aspetto di un meteorite caduto sulla superficie di Marte quello fotografato dal rover Opportunity lo scorso 18 luglio.
Opportunity e Spirit, i due rover della NASA, stanno esplorando la superficie del pianeta rosso da oltre 5 anni, ben oltre i 90 giorni inizialmente previsti per la missione. In questi anni i risultati scientifici ottenuti hanno contribuito a cambiare radicalmente il quadro delle nostre conoscenze sul pianeta.
Il blocco roccioso che gli analisti della NASA ritengono essere con tutta probabilità un meteorite è grande circa 60 centimetri e ha costretto Opportunity a una piccola deviazione dal percorso programmato per poterlo studiare più da vicino e analizzarne la composizione grazie allo spettrometro di cui è dotato.
Non è la prima volta che i rover scoprono dei meteoriti sulla superficie di Marte. Il numero di quelli fino ad ora scoperti sul pianeta rosso è di circa una dozzina.

Credit: NASA/JPL-Caltech

venerdì 31 luglio 2009

On line il numero di agosto della rivista gratuita "L'Astrofilo"



E' online il numero 9 (agosto 2009) della rivista gratuita l'Astrofilo.
E' la seconda parte dello speciale sulla conquista della Luna.

Inoltre sono a disposizione di tutti 10 spettacolari vedute panoramiche ad altissima risoluzione del suolo lunare, realizzate a partire da immagini prese dagli stessi astronauti sbarcati sul satellite.

Disponibile anche uno sfondo per desktop in numerosi formati a tema lunare.

Per scaricare gratuitamente la rivista (tutti i numeri), le vedute panoramiche e gli sfondi: http://www.astropublishing.com/

Nel riquadro NEWS sono disponibili anche le effemeridi di agosto.

mercoledì 29 luglio 2009

Il volto di Betelgeuse


Il cielo invernale è inconfondibilmente caratterizzato dalla sagoma disegnata dalle brillanti stelle della costellazione di Orione. La spalla destra del cacciatore è individuata dalla brillante stella Betelgeuse, una supergigante rossa distante circa 600 anni luce. E' una stella di enormi dimensioni: ha un diametro mille volte più grande di quello del Sole e la sua massa è pari a venti masse solari. Pur avendo una temperatura superficiale molto bassa, circa 3500°K, le sue dimensioni la rendono particolarmente brillante, oltre 100mila volte più luminosa del Sole. Le supergianti rosse sono stelle il cui destino è inesorabilmente segnato dalla enorme massa. Per sostenere il loro stesso peso sono costrette a consumare tumultuosamente le proprie riserve di combustibile nucleare che si esauriscono nel giro di qualche milione di anni. Dopodichè esse vanno incontro a un destino drammatico, esplodendo come supernovae. Quando questo succederà a Betelgeuse, la stella sarà visibile anche in pieno giorno a causa della sua relativa vicinanza. Nel corso della loro vita le supergiganti rosse espellono grandi quantità di materia grazie a meccanismi che, però, non sono ancora completamente ben compresi. Allo scopo di svelare i processi evolutivi di questa classe di stelle, un team di astronomi guidato da Pierre Kervella ha utilizzato la straordinaria sensibilità del sistema di ottiche adattive del Very Large Telescope dell'ESO per osservare, con un dettaglio senza precedenti, la superficie di Betelgeuse. E' stato così possibile scoprire che l'emissione di materia dalla stella, che complessivamente è pari a circa una massa terrestre per anno, non avviene uniformemente con simmetria sferica ma è piuttosto concentrata in getti più o meno garndi, potendo estendersi a distanza pari a circa il diametro dell'orbita di Nettuno. Ciò può essere spiegato secondo Kervella sia considerando i moti convettivi del gas prodotti dall'elevata temperatura sia il pur lento moto di rotazione della stella.
Credit:
immagine in alto: ESO/L. Calçada
immagine in basso: ESO, P.Kervella, Digitized Sky Survey 2 and A. Fujii